Trullo Cantanna
Brigida Cantanna

Il trullo Cantanna e collocato in zona Monte le Fergole in via Don Peppe Sole, che è un'area collinare situata vicino a Cisternino, nota principalmente come destinazione per l'escursionismo e il trekking nella Valle d'Itria.
Si tratta di una zona collinare che offre una bella vista sulle colline e sulla valle circostante. L'altitudine varia tra i 194 e i 371 metri sul livello del mare in alcuni percorsi.
L'area è molto popolare tra gli appassionati di attività all'aria aperta. È attraversata da numerosi sentieri escursionistici adatti a diversi livelli di difficoltà, da percorsi intermedi a quelli più impegnativi. È un luogo ideale per fare trekking, andare in bicicletta o correre immersi nella natura pugliese.
Percorsi consigliati: Diversi siti web e app di escursionismo (come Komoot, AllTrails e Wikiloc) propongono vari itinerari che passano per Monte le Fergole. Un percorso ad anello molto noto combina Monte le Fergole con una visita al vicino Santuario della Madonna d'Ibernia. Altri itinerari si collegano con le aree limitrofe di Caranna, Monte Pizzuto e Monte Piantella.
Come visitarlo: I percorsi partono spesso vicino a Ostuni o Cisternino. Si consiglia di parcheggiare nelle vicinanze e seguire i sentieri segnalati per godersi una passeggiata panoramica tra la vegetazione mediterranea e i paesaggi rurali tipici della zona. A differenza di alcuni monumenti storici (come il Trullo Sovrano di Alberobello), non esiste un unico e famoso "Trullo di Don Peppe" con una specifica leggenda storica.
Tuttavia, il nome "Don Peppe" è molto diffuso in Puglia, e in particolare nella Valle d'Itria, dove si trova un'area specifica che ha preso il nome da un trullo o da un casale storico: la Contrada Don Peppe Sole.
Ecco una storia che unisce il nome alla tradizione del territorio.
La Storia di "Don Peppe Sole"
Don Peppe era il patriarca di una famiglia di contadini che, si narra, avesse costruito il proprio complesso di trulli e lamie (le case con tetto piano) con una maestria e una cura quasi maniacali. Peppe non era ricco di denaro, ma era l'uomo più stimato del circondario per due motivi:
La Sua Abilità: Si dice che i suoi coni di pietra non avessero bisogno di alcun ritocco, nemmeno dopo i peggiori temporali. Il suo complesso era un modello di ingegneria a secco.
Il Suo Carattere: Peppe aveva un temperamento buono e solare. Era il primo a svegliarsi all'alba e l'ultimo ad andare a dormire al tramonto. Il suo saluto era sempre: "Salute, e il sole sia con te!".
Il soprannome "Don Peppe Sole" nacque proprio perché, in un'epoca in cui le case dei contadini erano spesso fatte di fango e pietre instabili, il suo trullo era un punto fermo, un rifugio saldo. Per gli abitanti della zona, vedere i coni bianchi del suo casale che brillavano sotto il sole era un segno di prosperità, onestà e speranza.
La leggenda vuole che Peppe, anziano e quasi cieco, avesse lasciato un'unica disposizione ai suoi eredi prima di morire:
«Non toccate mai il pinnacolo centrale. È l'unica cosa che mi tiene legato a questa terra. Finché il sole lo colpirà, la nostra contrada porterà il mio nome, e chiunque vi costruirà sarà benedetto dalla sua luce.»
Così, l'area divenne nota come Contrada Don Peppe Sole, onorando non solo la casa, ma l'uomo che aveva costruito la sua vita e la sua reputazione sulla fatica, la solidità della pietra e l'energia inesauribile del sole di Puglia.
La Storia dei Trulli di Cisternino e la "Tassa sui Tetti"
Cisternino, uno dei borghi più belli d'Italia, è il cuore pulsante della Valle d'Itria è famosa per per il suo paesaggio rurale costellato di trulli sparsi, masserie storiche e muretti a secco, che compongono un quadro unico al mondo.
Quando si parla dei trulli a Cisternino, si fa riferimento all'architettura spontanea della sua campagna, dove ogni trullo ha una storia personale, spesso legata alla vita contadina e alla "tassa sul focolare".
L'origine dei trulli nella Valle d'Itria risale a un'esigenza pratica e, soprattutto, a un astuto stratagemma fiscale.
La Pietra a Secco e l'Astuzia: I trulli sono costruzioni realizzate in pietra a secco, cioè senza l'uso di malta o leganti. Questo metodo costruttivo non era dovuto solo alla grande disponibilità di calcare nella zona.
La Pragmatica de Baronibus: Nel Regno di Napoli, e in particolare sotto il dominio dei Conti di Conversano (i signori feudali di quel territorio), esisteva una legge nota come Pragmatica de Baronibus. Questa legge imponeva una tassa salata su ogni nuovo insediamento stabile o casa con "tetto fisso".
La Strategia del Crollo Controllato: Per sfuggire a questa tassa onerosa, i contadini e i coloni dovevano costruire abitazioni che potessero essere smontate rapidamente in caso di ispezione da parte degli emissari del conte. La struttura a cono, tenuta insieme solo da un'unica pietra sommitale, il pinnacolo o chianca finale, era perfetta allo scopo. Bastava rimuovere questa "chiave di volta" per far crollare il tetto a cono, riducendo l'abitazione a un semplice mucchio di pietre non tassabile.
Cisternino e la Diffusione
A differenza di Alberobello, dove i trulli furono raggruppati in un vero e proprio villaggio per volontà dei Conti, nelle campagne di Cisternino i trulli sono nati in modo più organico, disseminati tra gli uliveti e le vigne. Erano spesso usati come ricoveri temporanei per i contadini durante i lunghi periodi di lavoro nei campi o, in alcuni casi, come abitazioni stabili di piccole famiglie.
Oggi, i trulli di Cisternino sono ammirati per la loro bellezza e per il modo in cui si integrano perfettamente nel paesaggio. Sono la testimonianza della resistenza e della ingegnosità di un popolo che ha saputo trasformare un limite (la povertà del materiale e l'oppressione fiscale) in un'arte architettonica.
Storia di cisternino
La storia di Cisternino è lunga e affonda le radici nella preistoria, ma il suo carattere distintivo, quello che la rende unica nella Valle d'Itria, si è plasmato soprattutto nel Medioevo grazie ai monaci e alla successiva dominazione feudale.
Le Origini e il Nome
Epoca Antica e Messapica: Il territorio era abitato già nel Paleolitico, ma i primi insediamenti di una certa importanza risalgono all'epoca dei Messapi, un'antica popolazione della Puglia.
L'Influenza Romana e l'Etimologia: L'origine del nome è strettamente legata al centro vicino di Ostuni. La teoria più accreditata è che il toponimo derivi da "Cis-Sturninum", che significa "al di qua di Sturni" (l'antico nome di Ostuni).
La Leggenda: Una leggenda popolare, risalente all'epoca romana, vuole che il nome provenga da Sturnoi, compagno dell'eroe omerico Diomede, che avrebbe fondato l'antico centro dopo la guerra di Troia.
La Rifondazione Basiliana (Medioevo)
Il vero nucleo del borgo attuale si deve all'arrivo dei monaci Basiliani (o monaci orientali) nell'VIII secolo.
Badia di San Nicola: I monaci si insediarono sulle rovine di un antico centro romano o, forse, di un'antica chiesa paleocristiana e vi costruirono una badia dedicata a San Nicola di Pàtara.
Il Casale: Attorno a questa badia, che fungeva da polo religioso e sociale, si sviluppò il "Casale di Cisternino", il primo vero embrione dell'attuale centro storico. La Chiesa Madre di San Nicola, risalente al XIV secolo, sorge proprio sui resti di questo antico tempio basiliano.
La Dominazione e l'Architettura Spontanea
Nei secoli successivi, Cisternino visse sotto diverse dominazioni, che ne modellarono l'aspetto difensivo e civile:
Normanni e Svevi: L'epoca medievale portò alla costruzione di elementi fortificati, di cui l'esempio più importante è la Torre di Porta Grande (o Normanno-Sveva), alta 17 metri e che fungeva da ingresso principale e punto di avvistamento strategico sulla Valle d'Itria.
Il Controllo Feudale e Vescovile: La storia di Cisternino è stata a lungo legata al potere ecclesiastico. Nel XII secolo, il feudo fu assegnato ai Vescovi di Monopoli (la diocesi), un controllo che si protrasse a lungo. Questo dominio generò diverse rivolte popolari a causa dell'oppressione fiscale, come quella famosa del 1647 contro il vescovo-barone, in eco alla rivolta di Masaniello a Napoli.
Architettura Spontanea: È proprio in questo periodo che il centro storico assume la sua forma attuale. Le case, addossate le une alle altre, con le scalinate esterne e gli archi, sono un esempio perfetto di "architettura spontanea" che rispondeva a esigenze pratiche e difensive, non a un piano urbanistico preordinato. I vicoli bianchi e stretti, che si snodano in rioni come L'isule e Bère Vècchie, sono il frutto di questa lunga evoluzione.
Oggi, Cisternino è celebrata come uno dei "Borghi più Belli d'Italia" proprio per la sua coerenza storica e la conservazione di questa atmosfera unica.
Storia sulla valle d’Itria
La Valle d'Itria è un'area geografica e culturale unica, a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, famosa per il suo paesaggio "costruito" dall'uomo, dominato da trulli, muretti a secco e "città bianche" (Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Ostuni, Alberobello).
La sua storia è il racconto di come l'uomo abbia saputo sfruttare un ambiente carsico, segnato dalla pietra, trasformandolo in un fertile paesaggio agricolo.
Origini e il Toponimo
Antichità Messapica e Romana: La Valle era abitata fin dal Neolitico. Successivamente, fu un importante crocevia per le popolazioni locali, come i Messapi (specialmente Ceglie Messapica, che fu un centro militare). L'area fu poi inclusa nella dominazione romana.
L'Origine del Nome: Il toponimo "Itria" è di origine bizantina. Deriva dal culto della Madonna Odegitria (dal greco Hodēgētria, che significa "Colei che indica la via" o "Madonna del Buon Cammino"). Il culto, introdotto dai monaci Basiliani nell'Alto Medioevo (intorno all'VIII-X secolo), diede il nome al convento dei Cappuccini a Martina Franca e, solo a partire dal XVIII secolo, l'appellativo è passato a indicare l'intera vallata.
ll Medioevo: Monaci e Borghi Fortificati
L'Influenza Bizantina: L'arrivo dei monaci basiliani, fuggiti dall'Oriente a causa delle persecuzioni iconoclaste, segnò la nascita dei primi insediamenti stabili (come il Casale di Cisternino). I monaci si rifugiarono spesso nelle gravine (canyon carsici), dove diedero vita a insediamenti rupestri.
Nascita dei Borghi: I centri urbani principali (Martina Franca, Locorotondo, Cisternino) si svilupparono come borghi fortificati e centri feudali, spesso soggetti al potere di grandi monasteri (come quello di Santo Stefano a Monopoli) o dei Vescovi, mantenendo un impianto medievale che ancora oggi li caratterizza per la presenza di vicoli stretti e case bianche.
L'Età Moderna: Trulli e Muretti a Secco
Il paesaggio iconico della Valle d'Itria è il risultato di due fenomeni storici principali avvenuti tra il XV e il XVIII secolo:
La Nascita del Trullo
La diffusione massiccia dei trulli è legata a una nota vicenda fiscale:
La Prammatica De Baronibus (Regno di Napoli): Questo editto imponeva pesanti tasse sulla costruzione di nuovi insediamenti urbani. Per aggirare l'obbligo di pagare i tributi, i conti locali incoraggiarono i contadini a costruire abitazioni in pietra a secco (senza malta).
Demolizione Facile: La struttura del trullo poteva essere rapidamente demolita (smontando il cono di chiancarelle) in caso di ispezione del gabelliere regio, per poi essere altrettanto velocemente ricostruita, simulando un "accumulo di pietre" temporaneo anziché una dimora stabile.
Alberobello Patrimonio UNESCO: Questo fenomeno diede vita a insediamenti unici come Alberobello, l'unica città interamente composta da trulli, oggi Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
La Civiltà dei Muretti a Secco
La Pietra come Risorsa: L'area della Murgia è carsica e il terreno agricolo è pieno di massi calcarei. Per poter coltivare, i contadini dovevano bonificare i campi.
Funzione Multipla: Le pietre rimosse non venivano scartate, ma usate per costruire i muretti a secco. Questi muri non solo delimitavano le proprietà (l’arte del muretto a secco è riconosciuta come Patrimonio UNESCO), ma fungevano da eccellenti sistemi idrogeologici, incanalando l'acqua piovana e proteggendo il suolo dall'erosione, dimostrando l'ingegneria rurale della civiltà contadina.
Dal Barocco ai Giorni Nostri
Il Barocco di Martina Franca: Nel Seicento e Settecento, grazie a un periodo di benessere e a un rinnovamento architettonico, città come Martina Franca assunsero uno stile sfarzoso. Il suo centro storico è un'eccezionale "enclave barocca" in pietra locale, con sontuosi palazzi nobiliari, che contrasta con il candore medievale degli altri borghi.
Dall'Agricoltura al Turismo: Dopo un periodo di abbandono delle campagne (soprattutto nel XX secolo), oggi la Valle d'Itria è tornata a nuova vita grazie al recupero delle masserie (antiche aziende agricole fortificate) e dei trulli, trasformati in strutture ricettive che celebrano la sua architettura, le tradizioni enogastronomiche (come il vino Locorotondo DOC) e il suo paesaggio rurale unico.
La Valle d'Itria è un tesoro gastronomico, famoso per la sua eccellente produzione agroalimentare che spazia dai salumi ai formaggi, dai prodotti da forno al vino, tutti profondamente legati alla tradizione rurale della Murgia.
Ecco i principali prodotti tipici:
Salumi e Carni
La Valle d'Itria è il cuore della tradizione norcina pugliese, in particolare nella zona di Martina Franca.
Capocollo di Martina Franca (Presidio Slow Food): È il salume più famoso della zona. Viene preparato con la parte muscolare del collo del maiale, salato, marinato nel vincotto (mosto cotto) e successivamente affumicato in modo leggero con la corteccia e il midollo del fragno (una quercia locale) e a volte con rami di mandorlo. Questa lavorazione unica conferisce un sapore dolce e affumicato inconfondibile.
Bombette: Sono il re dello street food di Cisternino e della Valle. Si tratta di piccoli involtini di carne di maiale (solitamente capocollo o fettine di spalla), ripieni di formaggio (spesso caciocavallo o caciotta), sale, pepe e prezzemolo. Vengono cotti rigorosamente sulla brace nel tipico "fornello pronto" delle macellerie-bracerie.
Gnummareddi (o Gnumaridde): Involtini di interiora di agnello o capretto, avvolti in una rete di budello e cotti alla brace. Sono un classico della cucina povera e pastorale.
Formaggi e Latticini
La tradizione zootecnica delle masserie è alla base di una ricchissima produzione casearia:
Mozzarella e Burrata: La Valle d'Itria fa parte della zona di eccellenza per i latticini freschi. La Burrata è iconica: un sacchetto di mozzarella ripieno di panna e "stracciatella" (sfilacci di mozzarella).
Caciocavallo: Formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, spesso appeso "a cavallo" di una pertica.
Ricotta Forte (o Ascuant'ë): Una ricotta fermentata, dal sapore molto piccante e pungente. Viene utilizzata come condimento forte per le orecchiette o per insaporire minestre.
Cacioricotta: Formaggio a metà tra un cacio e una ricotta, stagionato e spesso grattugiato sulla pasta.
Vino
La viticoltura è un pilastro dell'economia agricola locale, con una forte vocazione per i vini bianchi:
• Locorotondo DOC: Vino bianco secco, fresco e minerale, prodotto prevalentemente con uve Verdeca (il vitigno autoctono più importante) e Bianco d'Alessano.
• Verdeca IGT Valle d'Itria: Un vino bianco che esalta la sapidità e l'acidità tipiche del vitigno, spesso con sentori agrumati e floreali, grazie ai terreni calcarei e all'altitudine.
• Minutolo (o Fiano Minutolo): Un altro vitigno bianco autoctono che dona un vino aromatico, profumato, con note che ricordano il moscato, ma secco e sapido.
Olio Extra Vergine d'Oliva
Gli ulivi secolari dominano la piana sottostante la Valle d'Itria (la piana degli ulivi).
Olio EVO Multicultivar/Monocultivar: L'olio prodotto nella zona è di alta qualità, con cultivar importanti come la Ogliarola e la Coratina che conferiscono al prodotto aromi fruttati e una nota piccante e amara variabile.
Prodotti da Forno e Dolci
Orecchiette: La pasta fresca pugliese per eccellenza, da gustare con le cime di rapa o con un sugo fresco di pomodoro e cacioricotta.
Taralli: Anelli di pasta non lievitata, bolliti e poi infornati, fragranti e spesso aromatizzati con semi di finocchio, pepe o cipolla.
Friselle (o Frisedde): Ciambelle di grano duro (o orzo) cotte due volte, dure e croccanti. Vengono bagnate in acqua fredda (sponzate) e condite con pomodoro, olio EVO, sale e origano.
Progetto PNRR [M1.C3INVEST.2.2 ”Architettura rurale”] NextGenerationEU Codice CUP: B37B22001000004





